Elogio del 10x21
Mi rendo conto solo ora che fin da quando ne imparai le caratteristiche dal mio primo Maestro e mentore Marco Vimercati, il pieghevole “10x21” rappresenta per me un punto fermo nell’universo, di maggiore importanza dell’esistenza delle macchie solari (e chi le vede?) o delle maree.
FIn da quando mi fu spiegato come piegare un foglio di formato UNI A4 in tre, tutto mi sembrò risuonare dell’armonia dell’universo.
Infatti, questo significa passare dalla piatta bidimensionalità di un foglio da fotocopia (allora la stampante non c’era, in ufficio) alle dimensioni di un “folder”, che oltre alle tre dello spazio, comprendono anche la quarta del tempo, introducendo il concetto di sequenza.
La piega in tre, poi, è un capolavoro di volontà del destino o di infinita efficacia del pensiero umanistico e della sezione aurea: “10 centimetri, 10 centimetri…” e poi…? Come affrontare l’imperfezione di quei 9,7 che avanzano? Beh, è semplice: “9,7 per la piega”. Ma certo… era tutto previsto fin dall’inizio. Se fossero stati 10, l’anta ripiegata all’interno si sarebbe trovata stretta e inevitabilmente avrebbe impedito al pieghevole di chiudersi in modo corretto. Così, invece… 10, 10, 9,7.
Questa consolidata pratica ha creato uno dei più popolari, universali, pratici formati che siano mai stati usati da Gutenberg in poi. Vediamo perché…
È immutabile.
È uguale a se stesso da sempre. Finché esisterà il formato 21x29,7, sarà sempre uguale a se stesso. È il modo più elementare di creare una sequenza di pagine da un foglio unico.
È ecumenico.
Lo usano tutti. Dal pizzaiolo egiziano alla casa di gioielli. Non fa distinzioni, non dichiara classe sociale.
È geniale.
Chi lo avrà inventato? Meriterebbe u Compasso d’Oro. È comunque una soluzione che senza tecnologia, aggiunta di elementi o lavorazioni ulteriori, crea il dinamico dallo statico, il multipagina dal monopagina, la storia dalla vignetta.
È funzionale
È facile da usare; si può aprire solo in un modo, e ripiegare facilmente, sempre solo in un modo. Si può leggere chiuso o aperto. Ha creato convenzioni che rendono facile la decodifica del contenuto (il retro è per gli indirizzi, le pizze stanno all’interno ecc.)
È sfidante
La sequenza di lettura non corrisponde alla posizione delle aree nel foglio steso: infatti si legge prima la copertina o il retro a seconda di come lo si trova, poi l’anta ripiegata che si presenta quando lo si apre a libro, quindi le tre ante interne dopo averlo aperto. Questo fa sì che il progetto dei contenuti vada fatto con attenzione, e che l’anta ripiegata nella sua parte esterna sia la più critica (risponde come ad un “teaser” al messaggio in copertina, oppure è indipendente ed è la prima parte del contenuto sviluppato all’interno…). Si può immaginare di creare in quest’anta un contenuto che sia completato da ciò che è presente nella prima delle ante interne, o no… insomma, lo studio dei contenuti è tutt’altro che banale e richiede attenzione e creatività.